visita-dal-gastroenterologo-quando-e-necessaria

Il gastroenterologo è un medico specializzato nella diagnosi e cura delle patologie dell’apparato digerente. Queste possono essere di tipo infiammatorio, sia per quanto riguarda il tratto superiore, quindi esofago e stomaco, sia per quanto riguarda il tratto inferiore, intestino, colon, retto. Quando si ravvisa un dolore addominale persistente, o bruciore allo stomaco ed esofago, o in presenza di altri sintomi particolari, ci si deve recare dallo specialista per un consulto.

In cosa consiste la visita dal gastroenterologo

Come per tutti gli specialisti, il gastroenterologo prima fa una valutazione sulla base dei sintomi riferiti dal paziente.

Ci sono diversi esami che possono essere effettuati in base, appunto, ai sintomi descritti. Normalmente, un’ecografia e degli esami da laboratorio possono essere richiesti dal medico. Ci sono poi gli esami endoscopici, come la gastroscopia, colonscopia, rettosigmoscopia, che aiutano il medico ad avere una valutazione interna.

Gli esami radiologici, invece, prevedono la richiesta di radiografie per esempio del tubo digerente. Una volta effettuati gli esami opportuni a seconda del caso, il medico gastroenterologo potrà effettuare una corretta diagnosi e prescrivere la terapia più adatta.

Quando è necessaria una visita

Come abbiamo detto in precedenza, è bene recarsi dal medico ogni qualvolta che i sintomi sono persistenti o piuttosto frequenti, infatti questo è un segnale che qualcosa non va. Per esempio, se si avverte bruciore di stomaco per diverso tempo, se la notte, soprattutto, avvertiamo il reflusso acido, oppure se avvertiamo un mal di pancia insistente, dispepsia, nausea o vomiti.

Per quanto alcuni di questi possano essere sintomi banali, se si presentano con una certa frequenza, possono essere segnale di un qualcosa che non va, meglio andare dal medico.

Non servono particolari preparazioni per fare una visita dal gastroenterologo, non serve presentarsi a digiuno, a meno che non sia specificamente il medico a richiederlo. La visita, generalmente, salvo esami particolari, dura circa 40 minuti.

Ogni quanto si deve fare una visita dal gastroenterologo

La visita dal gastroenterologo deve essere effettuata ogni qualvolta vi sia un problema, un sintomo che persiste più di qualche giorno o un sintomo acuto, in assenza di patologie croniche. Diversamente sarà lo specialista a decidere ogni quanto tempo effettuare una visita di controllo, normalmente una volta all’anno.

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dolore-al-muscolo-della-gamba-sinistra-quali-sono-le-possibili-cause

Spesso capita di ravvisare un dolore alla gamba sinistra, perché viene? Se lo chiedono in tanti, ma le spiegazioni possono essere diverse e, di conseguenza, anche le terapie o i rimedi per risolvere questa spiacevole situazione che, nella maggior parte delle volte, non è nulla di serio.

Dolore al muscolo della gamba sinistra, perché viene?

Nella maggior parte dei casi il dolore al muscolo della gamba sinistra è associato a un’infiammazione del nervo sciatico, ma ci sono molte altre cause. Per arrivare a una corretta diagnosi si devono osservare i sintomi e riferirli in modo preciso allo specialista.

Nel caso dell’infiammazione del nervo sciatico, per esempio, si può avvertire dolore al muscolo della gamba ma anche lungo la coscia. Il dolore, in questo caso, tende ad aumentare quando si sta seduti, mentre nel caso di una lombosciatalgia aumenta quando stiamo in piedi. Spesso si ha anche difficoltà a deambulare. Generalmente si risolve in pochi giorni con l’ausilio di un antinfiammatorio.

Quando il dolore raggiunge la schiena, si potrebbe trattare di un’ernia del disco, mentre se raggiunge i genitali può trattarsi di uno strappo inguinale.

Va da sé che se abbiamo fatto un movimento inconsulto, magari durante l’attività sportiva, può trattarsi di uno stiramento o di uno strappo, nel primo caso si risolve in pochi giorni, nel secondo può volerci un po’ più di tempo.

Quali possono essere i rimedi per il dolore al muscolo della gamba

Come abbiamo detto il rimedio e la terapia dipendono dalla causa del dolore. Nel caso di sciatalgia e di lombosciatalgia, normalmente, viene prescritta una terapia a base di antinfiammatori e antidolorifici che terranno a bada i sintomi dolorosi e calmeranno l’infiammazione.

Nel caso in cui si tratti di uno stiramento o di uno strappo muscolare, verranno prescritti ugualmente degli antidolorifici e bisognerà osservare un periodo di riposo.

Il consiglio, comunque, rimane sempre quello di recarsi quanto prima dal medico in modo che faccia un’attenta visita e stabilisca con precisione quale possa essere la causa. In certi casi la tempestività è importante per risolvere rapidamente il problema.

Se il dolore non passa cosa fare

In caso, invece, la causa sia da attribuire a patologie più importanti, il medico prescriverà ulteriori indagini come ecografie e lastre, in modo da andare a fondo e trovare la cura più adeguata a ogni singolo caso.

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Alimentazione corretta, quanto è importante? Moltissimo. Le persone obese nel mondo sono sempre in aumento, e di conseguenza tutte le malattie connesse con questo stato. Dovrebbe essere un obiettivo indispensabile quello di alimentarsi bene, e quindi di mantenersi in uno stato di salute ottimale. Diabete, ipertensione, malattie dell’apparato vascolare, sono tutte dovute soprattutto a un cattivo stile d vita e alimentare.

Alimentazione corretta, cosa significa oggi

Alimentazione corretta oggi significa fondamentalmente curare la propria salute. Con un regime alimentare idoneo alla propria persona, e allo stile di vita, si possono prevenire una serie di disturbi e rafforzare il sistema immunitario. Ci sono dei cibi che dovrebbero essere assunti regolarmente per avere una qualità di vita migliore, ma soprattutto ce ne sono degli altri che vanno assunti con moderazione.

Una dieta corretta deve prevedere sicuramente un’alimentazione variegata, ma soprattutto gli alimenti devono essere assunti con coscienza delle loro proprietà nutrizionali per poterle meglio sfruttare. Purtroppo oggi le diete mono alimento spopolano, creando non pochi squilibri e conseguentemente l’insorgenza di disturbi.

Mangiare sano non significa rinunciare al gusto.

La sana alimentazione

Una sana alimentazione prevede il consumo di cereali, legumi e frutta, che apportano carboidrati all’organismo, ma anche fibre, vitamine e minerali.

I grassi devono essere introdotti nell’opportuna quantità. Forniscono energia e sono indispensabili, purché siano di qualità.

Le proteine dovrebbero essere sempre varie. Il consumo di carne deve essere limitato, in particolar modo ci si riferisce alle carni conservate o elaborate, con un importante contenuto di sale. Il pesce è invece un’ottima fonte proteica, ricco di acidi grassi naturali e omega 3. Purtroppo oggi il pesce, in particolar modo quello di grossa pezzatura, è molto inquinato, bisogna quindi fare attenzione alla sua provenienza.

I legumi sono ugualmente fonte di proteine e contengono molta fibra.

Non deve mancare il latte coni suoi derivati, fonte di calcio importantissimo per la crescita e lo sviluppo delle ossa.

La dieta variegata è la più sana

Oggi si sente spesso parlare di vegani, dieta paleo, dieta del minestrone, dieta del fantino. Sono tutti regimi alimentari che apportano un forte squilibrio all’organismo. Per stare bene si dovrebbero assumere diversi alimenti in quantità idonee. Nel dubbio ci si può rivolgere a un nutrizionista che saprà elaborare una corretta dieta adatta alle proprie esigenze.

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gastroenterologia-cose-e-di-quali-problematiche-si-occupa

Diverse persone, ancora oggi, non sanno cosa sia la gastroenterologia e di cosa si occupi questa branca della medicina. Come dicevamo, si tratta appunto di una branca della medicina e si occupa di studiare, e possibilmente di curare, le patologie o le disfunzioni che colpiscono l’apparato digerente.

Gastroenterologia, di cosa si occupa

Il medico specializzato in gastroenterologia è il gastroenterologo. Questi si occupa dunque di constatare la salute di tutti gli organi imputati nei processi di digestione, a partire dalla bocca, fino al retto. Un lungo percorso che vede coinvolti numerosi organi: esofago, stomaco, intestino tenue, intestino crasso, ma anche fegato, colecisti e pancreas.

Si tratta non solo di numerosi organi, ma anche di organi polifunzionali, basti pensare, per esempio, all’intestino che ha nella sua struttura numerose cellule neuronali, proprio per tale motivo viene definito come un secondo cervello. Come facilmente si può dedurre, tutta questa diversità tra i vari organi imputati nel processo digestivo, significa anche una larga diversità nelle patologie che li colpiscono, vediamone alcune.

Patologie più comuni dell’apparato digerente

Sono diversi e sono molto diffusi, i disturbi dell’apparato digerente, oggi, colpiscono con grande frequenza. Da quelli più blandi, come un banale mal di stomaco o un po’ di bruciore, a quelli più gravi, dovuti a familiarità o a fattori esterni come una cattiva alimentazione o cattivo stile di vita.

Iniziamo dall’esofago, soggetto a reflusso, diverticoli esofagei, esofagite. Lo stomaco è soggetto frequentemente a dispepsia, molto comune, che altro non è che lentezza della digestione. Un altro disturbo molto comune che colpisce lo stomaco è l’ernia iatale. Vi sono poi gastrite, ulcere peptiche e tumori allo stomaco.

Per quanto riguarda l’intestino, la più frequente è la sindrome dell’intestino irritabile, disturbo comune quanto fastidioso. Anche in questo tratto dell’apparato digerente è possibile ravvisare diverticoli. Molto rischioso è invece il tumore del colon-retto, per questo occorre fare sempre prevenzione. Tra le malattie infiammatorie dell’intestino, la più comune è senza dubbio il morbo di Crohn, forse di origine autoimmune.

Fegato e cistifellea possono essere colpiti dall’epatite A, B e C. Meno rischiosi i calcoli biliari, che si formano nella colecisti. Per quanto riguarda il pancreas, quest’organo è soggetto a infiammazioni acute o croniche, ma anche a una brutta forma tumorale.

Quando andare dal gastroenterologo

Per ciascuna delle patologie elencate c’è una serie di sintomi caratteristici. Se alcuni di questi si manifestano in modo frequente e assiduo, allora è il caso di consultare immediatamente lo specialista. Per esempio si deve ricorrere al medico se si avverte inappetenza o perdita di peso drastica, sangue nelle feci, difficoltà a deglutire, digestione difficoltosa, episodi ricorrenti di nausea e vomito, dolori frequenti al basso ventre.

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I dolori alle ginocchia sono episodi molto comuni a ogni età, tante sono le cause, sia di origine traumatica sia a carattere generativo, ma come si possono riconoscere e, soprattutto, quale può essere la terapia migliore a seconda del caso?

Dolori alle ginocchia, le cause

I dolori alle ginocchia possono essere un sintomo dovuto a svariate cause, per la corretta terapia da somministrare per la guarigione è necessario effettuare un’attenta valutazione. La gonalgia, o dolore alle ginocchia, è molto frequente nelle persone anziane, ma non risparmia i giovani. In tal caso è necessario farsi visitare con celerità per stabilirne la causa e intraprendere al più presto la terapia migliore.

Tra le cause più frequenti del dolore alle ginocchia tra i giovani c’è senz’altro la sindrome di Osgod Schlatter. Quando il dolore interessa una persona anziana, invece, può trattarsi di osteoporosi, degenerazione del menisco e delle cartilagini, osteomielite, malattie infettive e reumatiche quali gotta e artrite.

Naturalmente ci sono anche una serie di cause traumatiche, dovute quindi a un trauma come un incidente, una caduta.

Vediamo alcune cause tra le più frequenti.

Artrite reumatoide

Si tratta di una patologia cronica sistemica che coinvolge, in modo significativo, le articolazioni. L’artrite è una patologia a carattere infiammatorio e di origine autoimmune. In genere colpisce in principio la membrana sinoviale, l’infiammazione danneggi progressivamente la cartilagine causando un dolore sempre più acuto al ginocchio.

Tendiniti

Le tendiniti sono causate dall’infiammazione di un tendine, che sono strutture costituite da tessuto connettivo. A causare la tendinite sono diversi fattori quali sollecitazioni importanti e ripetute, traumi, vizi posturali. Anche questo problema si manifesta con importanti episodi dolorosi al ginocchio.

Osteoporosi

L’osteoporosi è una patologia definita metabolica e che ha come esito la riduzione progressiva della massa scheletrica. Le ossa diventano “porose” quindi sempre più fragili e soggette a fratture. Questa malattia è cronica e dipende da diversi fattori, ma l’esito è il medesimo: dolore alle ginocchia e alle articolazioni in generale.

Rimedi

I rimedi per il dolore alle ginocchia, come abbiamo visto, dipendono strettamente dalla causa. In generale, per diminuire la sensazione dolorosa vengono prescritte terapie a base di antinfiammatori, oppure trattamenti con infiltrazioni di acid ialuronico e cortisone. Diciamo però che in diversi casi la soluzione è data da un intervento chirurgico, per esempio nel caso della consumazione delle cartilagini si dovrà procedere con un impianto protesico.

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medicina-estetica-quali-sono-i-trattamenti-piu-richiesti

Ogni anno milioni di italiani si sottopongono a trattamenti di medicina estetica. Meno invasiva rispetto alla chirurgia estetica, la medicina estetica ha registrato negli ultimi anni una forte crescita, anche perché si tratta di proporre ai pazienti non solo dei trattamenti meno invasivi, ma anche più sicuri. Naturalmente possono comunque esserci degli effetti collaterali, ma la percentuale di rischio si abbassa notevolmente se ci si rivolge a dei medici professionisti.

Medicina estetica, di cosa si tratta

La medicina estetica è un ambito della medicina tradizionale finalizzata alla prevenzione e al trattamento medico di inestetismi dovuti anche all’invecchiamento. Ma non si tratta solo di un modo per eliminare l’inestetismo in sé quanto un modo per eliminare anche le eventuali patologie che causano l’inestetismo. Vediamo allora quali sono i trattamenti più richiesti.

1. Filler con acido ialuronico

Questa tecnica trova largo impiego per la correzione di inestetismi quali rughe del viso e per ridonare ai tratti quel turgore di un tempo. Impiegata con successo da quasi 3 decenni, assicura risultati efficaci e, tutto sommato, abbastanza duraturi. Si tratta, inoltre, di una tecnica biocompatibile che conferisce risultati molto naturali. Il filler si riassorbe generalmente nel giro di 4-8 mesi.

2. Trattamento con tossina botulinica

Questo trattamento è stato molto discusso, ma qual è la verità sul suo conto? Se eseguita da mani esperte non vi sono quasi rischi e i risultati possono essere ottimali. Riduce le rughe di espressione di fronte, zona perioculare e attorno alle labbra. I benefici di questo trattamento durano circa 4-6 mesi.

3. Criolipolisi

Questo è un trattamento del corpo e si basa sul congelamento delle cellule adipose. In questo modo si può ridurre il grasso sia negli arti inferiori che nei glutei, addome e fianchi. Molto meno invasiva della liposuzione, è un trattamento sicuro ed efficace.

4. Il peeling chimico

Questo trattamento di medicina estetica prevede l’applicazione di maschere e creme a base di acidi. In questo modo si aiuta a migliorare la texture della pelle grazie a un’esfoliazione superficiale. Utilizzata per mani, viso e collo, garantisce eccellenti risultati.

5. Il lifting non chirurgico

Si tratta di un particolare tipo di lifting che viene effettuato per mezzo di ultrasuoni, non è invasivo e con una sola seduta si riescono a risolvere problemi di lieve entità. Non lascia cicatrici e offre risultati duraturi e molto naturali, non è doloroso. La procedura richiede un certo investimento, ma i risultati sono garantiti e durano a lungo.

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Molto spesso sentiamo parlare di fisiatra ma non tutti sanno che tipologia di specialista sia e quale sia la sua attività. Spesso, la sua figura viene assimilata a quella del fisioterapista, ma ci sono delle differenze, vediamo quindi di cosa si occupa nello specifico questo specialista.

Fisiatra, chi è e che studi ha fatto

La prima cosa che va chiarita è che il fisiatra è un medico, si tratta quindi di un professionista laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa. Ha notevole esperienza nel trattamento delle disabilità causate dalle più svariate cause, da patologie a traumi, fino al trattamento del dolore.

Questo professionista, ovviamente, ha delle competenze specifiche in ambito osteoarticolare, psicologico, neuromuscolare, ma anche cognitivo-relazionale e biomeccanico-ergonomico.

Il fisiatra è quindi in grado di valutare tutte le problematiche relative a una limitazione del movimento e dell’autonomia del paziente. Il suo obiettivo è quindi il recupero, per quanto possibile, della maggior parte di tali funzioni, solitamente con un approccio olistico al paziente. Sovente, infatti, lavora in team.

Di cosa si occupa il fisiatra

Normalmente il campo di indagine del fisiatra è riferito alle patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e del sistema nervoso che causano perdita totale o parziale dell’autonomia della persona. Per esempio la causa originaria può essere un trauma, magari una caduta o un incidente. Il fisiatra dovrà valutare la condizione del paziente e stabilire un piano di recupero motorio.

Ma non solo traumi. Il fisiatra si occupa anche del recupero, laddove possibile, delle capacità motorie del paziente affetto da patologie degenerative, come per esempio il morbo di Parkinson. Qui l’obiettivo principale è quello di cercare di non perdere le funzioni, o per lo meno di mantenerle quanto più possibile.

Differenze tra fisiatra e fisioterapista

Spesso queste due figure professionali vengono confuse e a dire la verità i confini che ne delimitano i campi d’indagine non sono sempre molto chiari. A cambiare, invece, è l’approccio al paziente. Il fisiatra, in quanto medico, fa diagnosi. Visita il paziente e fa un’attenta anamnesi.

Il fisioterapista non è necessariamente un medico, bensì un professionista sanitario che si occupa della riabilitazione del paziente nella sua fase pratica, quindi non fa diagnosi, bensì segue una prescrizione medica.

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riabilitazione-del-paziente-allettato

Sono molte le persone, soprattutto anziane, che per le più svariate motivazioni si ritrovano a dover stare a letto per un determinato periodo di tempo, magari per una frattura del femore, e da li si finisce per non riuscire a rialzarsi più. Occorre quindi fare della riabilitazione in modo da poter consentire al paziente allettato di riprendere le sue normali funzioni deambulatorie.

Riabilitazione, chi è il paziente allettato

Una persona allettata è una persona che, come abbiamo detto, per i più diversi motivi si ritrova dover stare per un certo periodo prolungato di tempo a aletto. Tale persona è costretta quindi a stare in posizione sdraiata poiché presenta deficit deambulatori, accade soprattutto in seguito a una caduta con conseguente rottura del femore.

In tali casi il paziente non riesce più ad abbandonare il letto in modo autonomo poiché presenta delle problematiche motorie che non gli permettono di deambulare, Occorre quindi un’assistenza particolare e una riabilitazione.

La fisioterapia nel paziente allettato

La fisioterapia nel paziente allettato è indispensabile per mantenere tutta una serie di funzioni. Innanzitutto la fisioterapia serve per mantenere attiva la muscolatura che, dopo un certo periodo di tempo di inattività va ad atrofizzarsi.

Recuperare il tono muscolare è quindi di grande importanza, soprattutto agli arti inferiori. La prima fase della riabilitazione consiste nel recupero della posizione seduta. In questa fase il paziente deve impegnarsi a fondo. Il paziente deve essere in grado di controllare il busto e stare seduto con le gambe fuori dal letto.

Da questa posizione si possono eseguire esercizi di respirazione, ma tale fase deve essere preceduta da una di rinforzo degli arti.

La seconda fase consiste nel recupero della posizione eretta. Bisogna cercare di verticalizzare il paziente, generalmente questo avviene con l’utilizzo di un sostegno davanti al letto, come per esempio un deambulatore.

La posizione eretta si recupera lavorando in modo costante e progressivo andando quindi a recuperare la motricità di gambe, cosce, e anche muscoli della schiena e delle braccia.

La terza fase consiste, invece, nella deambulazione assistita e autonoma. Si tratta di una fase molto impegnativa ma che da ottime soddisfazioni. Il paziente, assistito, recupera il suo passo, prima con l’aiuto dei dispositivi idonei, in seguito senza l’aiuto di ausili.

L’ultima fase è quella che prevede il recupero totale o quasi delle funzioni deambulatorie, il paziente esce di casa e recupera la sicurezza. Importante è non lasciare solo il paziente fino a che non si sentirà perfettamente sicuro.

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cardiologo-la-diagnosi-di-cardiopatie-genetiche

Una visita dal cardiologo sarebbe sempre bene farla, ancor di più quando si ha una certa familiarità per alcune patologie, come per esempio le cardiopatie genetiche. Non sono condizioni molto comuni, ma c’è comunque una discreta incidenza, spesso asintomatiche, ci si rende conto del problema solo da adulti, delle volte troppo tardi. Vediamo allora di cosa si tratta.

Cardiologo, come diagnosticare una cardiopatia genetica

Le cardiopatie genetiche sono delle malformazioni del cuore, di tipo semplice o di tipo complesso e che interessano tutto l’apparato cardiovascolare. Possono essere semplici o complesse. Nel primo caso si riscontrano quando la malformazione riguarda i setti, quindi quando parliamo di difetto interatriale, difetto interventricolare, dotto di Botallo, oppure quando riguardano una malformazione valvolare.

Vengono invece definite complesse quando sono presenti e concomitanti diversi difetti cardiaci.

Le cause possono essere diverse. Queste malformazioni sono presenti fin dalla nascita, ma non sempre se ne conosce il meccanismo che le ha generate. Infatti si chiamano congenite proprio perché presenti già nel feto all’interno dell’utero e pare ci sia una componente cromosomica. Generalmente queste malformazioni non cagionano disturbi al feto ma presentano problematiche dopo la nascita.

Oggi la medicina ha fatto grandi passi e il cardiologo riesce a fare una corretta diagnosi nella maggior parte dei casi. Basta una semplice visita, un’ecocardiogramma fetale, per diagnosticare il disturbo. Senza diagnosi prenatale, tuttavia, la gran parte delle cardiopatie congenite vengono sospettate solamente se vi è un soffio al cuore patologico.

Quali sono le possibili cure

Tutte le cardiopatie genetiche possono essere curate con buone probabilità di successo. Oggi esistono diverse tipologie di cure, dalla chirurgia tradizionale o alle terapie ibride, a seconda della problematica da risolvere.

La classica chirurgia oggi si avvale di tecniche innovative che consentono di correggere la maggior parte delle cardiopatie.

C’è poi un’altra tecnica, il trattamento con cateterismo cardiaco interventistico che consiste nel seguire delle procedure con monitoraggio fluoroscopico mediante il quale si possono correggere eventuali difetti cardiaci semplici.

La terapia ibrida, consta nella combinazione del trattamento chirurgico tradizionale con il cateterismo.

I risultati

Oggi è possibile ottenere eccellenti risultati ripristinando la corretta funzione cardiaca che consente un normale stile di vita, in molti casi è possibile anche praticare attività sportiva agonistica. L’importante è riconoscere il problema il più presto possibile e decidere assieme al cardiologo quale sia la via migliore.

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dolore-al-collo-quali-possono-essere-le-cause-e-quali-i-rimedi

Spesso capita di avvertire del dolore al collo. Questo, infatti, è un sintomo molto comune e che può avere numerose cause. Può interessare l’apparato muscolare, quello scheletrico o tendineo quindi, a seconda della causa, può avere una differente terapia. Naturalmente, se il dolore si protrae per più di qualche giorno, o è in fase acuta, è bene fare una visita medica.

Dolore al collo, quali cause

Come abbiamo detto, le cause del dolore al collo possono essere diverse, dalla semplice contrattura muscolare a problematiche ben più complesse. Diversa è la situazione se il dolore al collo è una conseguenza di un trauma. Per esempio, in seguito a un tamponamento in auto, di può ravvisare un forte dolore al collo, il classico colpo di frusta, dovuto a un trauma vertebrale e muscolare.

In questo caso il medico ortopedico può prescrivere anche l’utilizzo di un collare, oltre che l’assunzione di farmaci antidolorifici.

Un’altra causa molto comune è l’artrosi cervicale, così come una contrattura muscolare, conosciuta come torcicollo, dovuta a movimenti errati o a infreddature. Ci sono poi diverse patologie che hanno tra i loro sintomi anche il dolore al collo, come per esempio l’artrite reumatoide l’herpes zoster e il morbo di Piaget.

Quali possono essere i rimedi più efficaci

Come detto, la scelta del trattamento dipende dalla causa. Più in generale però possiamo dire che va trattato sia il sintomo doloroso che la causa del problema.

Se il dolore al collo è stato causato da un trauma, come abbiamo visto nell’esempio del colpo di frusta, il medico prescriverà sicuramente dei farmaci antidolorifici, ma dovrà contemporaneamente trattare la parte che ha subito il trauma. In genere viene prescritto un collare posturale, ma anche delle sessioni di fisioterapia, massaggi, tens, raggi infrarossi.

Se il dolore è causato dalla cosiddetta “cervicale” si dovranno assumere dei farmaci in grado di inibire il dolore e si dovrebbe sempre cercare di mantenere la parte al caldo.

Un consiglio valido sempre, è comunque quello di fare quotidianamente qualche minuto di esercizi atti a sciogliere la muscolatura del collo, in modo da rilassare i muscoli ed evitare che tutto lo stress della giornata vi si accumuli.

In caso di sintomatologia dolorosa è bene non aspettare che la situazione peggiori, ma ci si deve recare da un medico in grado di valutare la situazione.

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