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Una visita dal cardiologo sarebbe sempre bene farla, ancor di più quando si ha una certa familiarità per alcune patologie, come per esempio le cardiopatie genetiche. Non sono condizioni molto comuni, ma c’è comunque una discreta incidenza, spesso asintomatiche, ci si rende conto del problema solo da adulti, delle volte troppo tardi. Vediamo allora di cosa si tratta.

Cardiologo, come diagnosticare una cardiopatia genetica

Le cardiopatie genetiche sono delle malformazioni del cuore, di tipo semplice o di tipo complesso e che interessano tutto l’apparato cardiovascolare. Possono essere semplici o complesse. Nel primo caso si riscontrano quando la malformazione riguarda i setti, quindi quando parliamo di difetto interatriale, difetto interventricolare, dotto di Botallo, oppure quando riguardano una malformazione valvolare.

Vengono invece definite complesse quando sono presenti e concomitanti diversi difetti cardiaci.

Le cause possono essere diverse. Queste malformazioni sono presenti fin dalla nascita, ma non sempre se ne conosce il meccanismo che le ha generate. Infatti si chiamano congenite proprio perché presenti già nel feto all’interno dell’utero e pare ci sia una componente cromosomica. Generalmente queste malformazioni non cagionano disturbi al feto ma presentano problematiche dopo la nascita.

Oggi la medicina ha fatto grandi passi e il cardiologo riesce a fare una corretta diagnosi nella maggior parte dei casi. Basta una semplice visita, un’ecocardiogramma fetale, per diagnosticare il disturbo. Senza diagnosi prenatale, tuttavia, la gran parte delle cardiopatie congenite vengono sospettate solamente se vi è un soffio al cuore patologico.

Quali sono le possibili cure

Tutte le cardiopatie genetiche possono essere curate con buone probabilità di successo. Oggi esistono diverse tipologie di cure, dalla chirurgia tradizionale o alle terapie ibride, a seconda della problematica da risolvere.

La classica chirurgia oggi si avvale di tecniche innovative che consentono di correggere la maggior parte delle cardiopatie.

C’è poi un’altra tecnica, il trattamento con cateterismo cardiaco interventistico che consiste nel seguire delle procedure con monitoraggio fluoroscopico mediante il quale si possono correggere eventuali difetti cardiaci semplici.

La terapia ibrida, consta nella combinazione del trattamento chirurgico tradizionale con il cateterismo.

I risultati

Oggi è possibile ottenere eccellenti risultati ripristinando la corretta funzione cardiaca che consente un normale stile di vita, in molti casi è possibile anche praticare attività sportiva agonistica. L’importante è riconoscere il problema il più presto possibile e decidere assieme al cardiologo quale sia la via migliore.

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Spesso capita di avvertire del dolore al collo. Questo, infatti, è un sintomo molto comune e che può avere numerose cause. Può interessare l’apparato muscolare, quello scheletrico o tendineo quindi, a seconda della causa, può avere una differente terapia. Naturalmente, se il dolore si protrae per più di qualche giorno, o è in fase acuta, è bene fare una visita medica.

Dolore al collo, quali cause

Come abbiamo detto, le cause del dolore al collo possono essere diverse, dalla semplice contrattura muscolare a problematiche ben più complesse. Diversa è la situazione se il dolore al collo è una conseguenza di un trauma. Per esempio, in seguito a un tamponamento in auto, di può ravvisare un forte dolore al collo, il classico colpo di frusta, dovuto a un trauma vertebrale e muscolare.

In questo caso il medico ortopedico può prescrivere anche l’utilizzo di un collare, oltre che l’assunzione di farmaci antidolorifici.

Un’altra causa molto comune è l’artrosi cervicale, così come una contrattura muscolare, conosciuta come torcicollo, dovuta a movimenti errati o a infreddature. Ci sono poi diverse patologie che hanno tra i loro sintomi anche il dolore al collo, come per esempio l’artrite reumatoide l’herpes zoster e il morbo di Piaget.

Quali possono essere i rimedi più efficaci

Come detto, la scelta del trattamento dipende dalla causa. Più in generale però possiamo dire che va trattato sia il sintomo doloroso che la causa del problema.

Se il dolore al collo è stato causato da un trauma, come abbiamo visto nell’esempio del colpo di frusta, il medico prescriverà sicuramente dei farmaci antidolorifici, ma dovrà contemporaneamente trattare la parte che ha subito il trauma. In genere viene prescritto un collare posturale, ma anche delle sessioni di fisioterapia, massaggi, tens, raggi infrarossi.

Se il dolore è causato dalla cosiddetta “cervicale” si dovranno assumere dei farmaci in grado di inibire il dolore e si dovrebbe sempre cercare di mantenere la parte al caldo.

Un consiglio valido sempre, è comunque quello di fare quotidianamente qualche minuto di esercizi atti a sciogliere la muscolatura del collo, in modo da rilassare i muscoli ed evitare che tutto lo stress della giornata vi si accumuli.

In caso di sintomatologia dolorosa è bene non aspettare che la situazione peggiori, ma ci si deve recare da un medico in grado di valutare la situazione.

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Le mestruazioni dolorose, chiamate anche dismenorrea, sono un problema che interessa molte donne. Si tratta di un disturbo doloroso che colpisce il basso addome, ma può interessare anche la schiena e le gambe, inducendo, in alcuni casi, nausea e anche febbre. Il disturbo può diventare così violento da impedire lo svolgimento delle normali attività. La dottoressa ginecologa cosa può fare per attenuare tale sintomatologia?

Dottoressa ginecologa: quali rimedi ci sono per la dismenorrea

Otto donne su dieci soffrono di dismenorrea. Come abbiamo visto, si tratta di un disturbo che ha una sintomatologia ben evidente. Oltre ai sintomi descritti prima, dobbiamo aggiungere, in diversi, casi, anche mal di testa, spossatezza, diarrea, indolenzimento e malessere generale, forti crampi che si estendono anche fino alle ginocchia.

Insomma, condurre le normali attività quotidiane in quei giorni diventa estremamente difficile. Il disturbo è di tipo familiare, quindi se la madre soffre di dismenorrea è molto probabile che ne soffra anche la figlia. In questi casi è ancora più necessaria una visita ginecologica. Ma cosa può fare una ginecologa? Innanzi tutto escludere problematiche associate agli stati dolorosi e in secondo luogo prescrivere una terapia adeguata.

Dismenorrea e sindrome premestruale

Non bisogna confondere la dismenorrea con la sindrome premestruale poiché si tratta di due cose differenti.

La sindrome premestruale non è altro che una condizione piuttosto complessa che è caratterizzata da sintomi fisici e anche psicologici che si presentano alcuni giorni prima del sopraggiungere del flusso mestruale e che scompaiono con l’arrivo delle mestruazioni. In genere la sindrome premestruale compare nell’ultima fase del ciclo mestruale ed è una conseguenza del fisiologico calo degli ormoni femminili.

Nella dismenorrea, ugualmente, gli ormoni giocano un ruolo cruciale, ma qui si deve fare una distinzione tra dismenorrea primaria e secondaria. Quella primaria, difatti, è legata al cambiamento dell’assetto ormonale che avviene nei primi giorni del flusso mestruale, con una maggiore produzione di prostaglandine che sollecitano la contrazione muscolare.

Quali cure

Una volta escluse altre problematiche, la ginecologa potrà prescrivere dei farmaci atti a ridurre la sintomatologia dolorosa. Solitamente vengono prescritti farmaci antinfiammatori, ma nei casi più significativi viene prescritta la pillola o sotto forma di pastiglie o cerotto transdermico.

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Per molte ragazze l’idea di andare dal ginecologo è fonte di ansia e stress e questo è il motivo per cui si rimanda la visita. Ci sono delle occasioni, però, in cui è bene non procrastinare ed effettuare un controllo. Non c’è quindi una data precisa per fare la prima visita, ci sono circostanze e condizioni che possono consentire di spostare la visita più in là nel tempo e altre in cui è necessario effettuarla.

Ginecologo, è indispensabile

Il ginecologo è il medico che si prende cura della salute della donna durante tutto l’arco della sua vita. Ma quando ci si rivolge al ginecologo e, soprattutto, c’è un’età specifica per effettuare la prima visita? Iniziamo a rispondere alla seconda domanda. Come detto non c’è un’età convenzionale per effettuare la prima visita, anche se, generalmente, l’arrivo delle prime mestruazioni è un momento ottimale.

Ci si può rivolgere al ginecologo per diversi motivi, da un disturbo passeggero, per delle patologie più serie, per una gravidanza o perché si cerca una gravidanza, per l’arrivo della menopausa, insomma, per svariate motivazioni.

Di cosa si occupa il ginecologo

Il ginecologo è il medico che controlla e cura l’apparato genitale femminile che è composto da diversi organi, interni ed esterni, ma anche del seno.

Un ginecologo può anche spiegare alla paziente come fare per non rimanere incinta, o al contrario, quali possono essere i giorni più fertili e quindi il momento migliore per cercare una gravidanza. Il ginecologo è la figura preposta per il posizionamento di alcuni sistemi contraccettivi, come la spirale, ma è anche il medico che può iniziare ad effettuare delle indagini se si sospetta di avere problemi legati alla fertilità.

Quando andare dal ginecologo

Si può quindi andare dal ginecologo dopo la prima mestruazione, anche se non vi sono problemi. In realtà anche verso i 12/13 anni è possibile effettuare una visita, ovviamente i metodi non saranno invasivi, ma servirà solo per avere un contatto con questa figura professionale anche per imparare a conoscere il proprio corpo.

La visita, in cosa consiste

La visita dal ginecologo non è sempre uguale, dipende dalla circostanza per cui ci si è presentati. Se si è preso appuntamento per una gravidanza il ginecologo effettuerà anche delle ecografie per vedere se tutto procede regolarmente e se il bambino si sta sviluppando nel modo giusto.

Qualora lo ritenga opportuno, il ginecologo può eseguire il pap-test, un esame che, per mezzo del prelievo di alcune cellule dal collo dell’utero, aiuta a diagnosticare eventuali tumori all’utero.

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Spesso si parla di cardiologia e cardiologi, ma non tutti sanno esattamente di cosa si occupa questa branca della medicina. Si sa che il cardiologo è il medico che cura il cuore, ma non si conosce davvero tutto riguardo a questo ambito medico. Vediamo allora quali sono i disturbi che possono essere individuati e curati dal cardiologo e di che cosa esattamente si occupa la cardiologia.

Cardiologia, di cosa si occupa

La cardiologia è quell’ambito della medicina interna che studia e cura le malattie del cuore e dell’apparato cardiocircolatorio. I cardiologi oggi sono sempre più specializzati, infatti ci sono diversi ambiti all’interno della cardiologia stessa dove ci si occupa di cure, prevenzione, diagnostica, sia per gli adulti che per gli anziani e i bambini, vediamoli brevemente:

  • cardiologia pediatrica: si occupa dei problemi cardiocircolatori e cardiopatie nei bambini;
  • cardiologia adulti: si occupa della diagnosi, terapia e prevenzione delle cardiopatie negli adulti;
  • cardiologia interventistica: i medici che operano in questo ambito sono specializzati in procedure diagnostiche e terapeutiche quali angioplastica, coronografia ecc.

Quando ci si deve rivolgere al cardiologo

In linea generale è sempre una buona prassi fare delle visite cardiologiche programmate, i cosiddetti controlli, o delle visite prima di intraprendere un’attività sportiva che comporti sforzi.

Ci si deve poi rivolgere al cardiologo quando c’è familiarità di patologie cardiache, quindi se un genitore o un fratello soffre di disturbi cardiaci è bene fare un controllo.

Ovviamente si deve allertare il medico se si ravvisano condizioni particolari quali dolori al petto, improvvisi o continui, se si soffre di pressione alta, o di colesterolo alto, se si è in una condizione di obesità, se si è fumatori. Insomma, ci sono diverse circostanze in cui è bene fare una visita.

Come si svolge la visita cardiologica

Generalmente il medico effettua un’anamnesi e poi procede con gli esami. Di solito si effettua un elettrocardiogramma, da fermi o dopo una condizione di sforzo, ma può essere necessario eseguire anche un ecocardiogramma.

Se vi sono già patologie diagnosticate, il cardiologo terrà conto di tutta la storia del paziente. Se vi fossero anomalie, il cardiologo proseguirà con le indagini in modo da fare un’attenta valutazione a seconda del caso.

Il cuore è un organo fondamentale per la vita, quindi è bene tenerlo sempre sotto controllo, seguire uno stile di vita sano, con un’alimentazione adeguata alla propria persona ed effettuando sempre un minimo di attività fisica.

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Oggi mantenersi in salute non è sempre del tutto semplice. I tempi del sistema sanitario nazionale sono biblici e non riescono più a soddisfare la domanda. Per molti, prenotare una visita specialistica è una vera e propria odissea, e in molti casi, l’unica soluzione che rimane, è quella di rivolgersi a degli studi privati e prenotare una visita a pagamento. Sull’onda di questa crescente necessità, le aziende hanno iniziato a inserire tra i loro panieri di benefit delle convenzioni che permettono di integrare l’assistenza sanitaria pubblica, come i piani sanitari personalizzati di Unisalute.

Unisalute, l’assicurazione per la salute

Sono diversi i pacchetti di flexible benefits che oggi le aziende mettono a disposizione dei propri dipendenti, molti di questi sono dedicati alla salute. Grazie a questa possibilità, infatti, i lavoratori possono fruire di prestazioni sanitarie presso i centri in partnership col provider che fornisce il servizio.

Attualmente ci sono diversi centri medici che collaborano con queste realtà che erogano delle assicurazioni. Il funzionamento è molto semplice, il lavoratore sceglie se convertire o meno il suo credito welfare in prestazioni e servizi sanitari, quindi sotto forma di assicurazione, che gli permette di avere una certa copertura per effettuare visite o trattamenti medici.

Quali prestazioni si possono scegliere

Dalle cure odontoiatriche all’assistenza infermieristica familiare, dai servizi qualificati per la maternità, ai check-up annuali, insomma, ci sono diverse prestazioni sanitarie delle quali si può fruire e senza le lunghe attese del sistema sanitario nazionale.

Ovviamente le prestazioni delle quali si può fruire sono assolutamente qualificate, come dicevamo prima, si tratta di investire il proprio credito welfare in un’assicurazione in modo tale da maturare una certa somma da utilizzare per visite con personale medico qualificato e accreditato.

Un’alternativa al sistema sanitario nazionale

Le prestazioni sanitarie a cui si ha diritto sono a regime privato, o comunque per tutte quelle circostanze in cui il sistema sanitario nazionale non offre una copertura. Unisalute paga direttamente la struttura convenzionata per la fruizione delle prestazioni sanitarie dei propri assicurati.

Sempre più lavoratori scelgono questa possibilità perché ormai i tempi della sanità pubblica non consentono più di fare una vera e propria prevenzione, basti pensare che una risonanza magnetica può richiedere anni di attesa.

Grazie alle convenzioni con i sistemi integrativi, invece, la salute può essere preservata con molta più semplicità, sia quella del dipendente che quella dei suoi familiari.

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La cellulite è un inestetismo che affligge moltissime donne. Caratteristica principale del disturbo è la pelle a buccia d’arancia, in molti casi talmente importante da diventare un disagio insostenibile. Molte donne evitano perfino di mettersi in costume al mare e arrivano a prendere decisioni drastiche che, spesso, mettono anche a rischio la loro salute. La cellulite, però, si può combattere mediante trattamenti cellulite medicina estetica, purché operata da bravi professionisti.

Trattamenti cellulite medicina estetica, dipendono dallo stadio dell’inestetismo

La cellulite non è uguale per tutte. Ci sono tre stadi della cellulite:

  • I Stadio: cellulite edematosa

Si caratterizza per la stasi dei liquidi che si accumulano nelle classiche zone dove poi si può notare l’insorgenza della cellulite, quindi fianchi, esterno e interno coscia, interno delle ginocchia.

  • II Stadio: cellulite fibrosa

Nelle zone appena descritte si incomincia a notare la caratteristica pelle a buccia d’arancia

  • III Stadio: cellulite sclerotica

Questo stadio è l’ultimo e il più importante perché il tessuto cutaneo si presenta duro e irregolare a causa di macronoduli che al tatto possono cagionare anche sensazioni dolorose.

Quali sono quindi i trattamenti migliori a seconda dello stadio della cellulite? Indubbiamente, prima si interviene migliori saranno i risultati. Diciamo quindi che nel primo stadio si può fare ancora molto con una corretta alimentazione e con dell’attività fisica costante. Negli altri due casi, invece, si dovrà ricorrere a dei trattamenti cellulite medicina estetica in grado di risolvere, o comunque contenere, il problema.

Quali sono i trattamenti estetici più efficaci per la cellulite

Le terapie mediche risultano molto efficaci quando la cellulite ha raggiunto lo stadio di fibrosi. Uno dei trattamenti più efficaci è la mesoterapia. Questo è stato uno dei primi trattamenti utilizzati per combattere la cellulite e consiste nell’iniezione di sostanze ad attività lipolitica nel mesoderma. Grazie a queste iniezioni viene favorito il drenaggio linfatico oltre a favorire il microcircolo.

La carbossiterapia è un altro trattamento efficace contro la cellulite e può essere effettuata da sola o assieme alla mesoterapia. In questo caso, mediante piccolissimi aghi, viene inoculata anidride carbonica medicale. Il gas penetra all’interno del tessuto adiposo e va a rompere gli adipociti, oltre a permettere una maggiore cessione di ossigeno dei globuli rossi. Ci sono diversi altri trattamenti quali la lecilisi, l’idroelettroforesi e l’endermologie. Ciascuno di questi trattamenti ha una sua funzionalità e un suo campo d’azione mirato. Sarà il medico di medicina estetica a stabilire quale trattamento sia più adatto in base allo stadio evolutivo dell’inestetismo

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Visita cardiologo, quando è opportuno farla? Questa è una domanda che si pongono molte persone, ma non c’è una risposta univoca. In linea generale possiamo dire che è sempre opportuno effettuare delle visite cardiologiche di routine anche in assenza di sintomi o di patologie conclamate. Controllare il nostro cuore, infatti, è il modo migliore per prevenire l’insorgenza di disturbi che possono essere anche gravi.

Visita cardiologo, meglio prevenire

Come abbiamo detto, è sempre meglio prevenire, quindi programmare delle visite dal cardiologo anche quando si sta bene è sempre una buona abitudine, le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte al mondo, basti pensare che sono la prima causa per il 50% dei paesi sviluppati e del 25% in quelli in via di sviluppo.

Detto questo, quali sono i segnali che possono farci preoccupare? Ce ne sono diversi, ma non è detto che si tratti necessariamente di una cosa grave, non entriamo subito nel panico e qualora si ravvisi uno di questi sintomi, contattare subito il proprio cardiologo di fiducia.

Uno dei sintomi più comuni è il dolore al torace. Se si presenta spesso, anche se in modo lieve, è bene fare ulteriori indagini. Tra i sintomi più comuni anche dispnea, capogiri, senso di affaticamento, svenimenti, dolore interscapolare, fiato corto.

Come detto non ci si deve allarmare alla prima comparsa di uno di questi sintomi, vanno però valutati anche i fattori di rischio che sono il colesterolo alto, la pressione alta, diabete, obesità, fumo, familiarità di cardiopatie.

Come si svolge la visita cardiologica

Una buona visita cardiologica consiste in un’attenta anamnesi, quindi un colloquio dove il cardiologo si informa sul paziente e sulla sua storia clinica e dei suoi familiari, oltre che sullo stile di vita e su eventuali sintomi.

La visita vera e propria, invece, consiste nell’auscultazione di cuore e polmoni. Viene poi misurata la pressione. Tra gli esami più frequenti vengono eseguiti l’elettrocardiogramma, ECG, ma anche ECG dinamico con holter pressorio, che monitora l’attività elettrica del cuore nelle 24 ore, e ancora ecocolordoppler normale o a riposo, ecografia.

Vi sono poi diversi altri test tra cui quello cardiovascolare da sforzo, eseguito con l’ausilio del cicloergometro, una specie di cyclette.

Quando i controlli sono imprescindibili?

Si consiglia di effettuare dei controlli periodici nel caso in cui vi siano cardiopatie conclamate o familiarità con esse, ma anche quando è stato eseguito un intervento al fine di correggere eventuali difetti cardiaci. Prima di intraprendere una qualsiasi attività fisica a carattere agonistico è sempre opportuno effettuare una visita cardiologica.

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Le cadute negli anziani possono essere il principio di una sequela di problemi. La maggior parte delle cadute avviene proprio nell’ambiente che dovrebbe essere più sicuro, a casa. Molte sembrano addirittura banali, ma nella maggior parte dei casi portano a conseguenze importanti. Agire su diversi piani, in questo caso, aiuta i pazienti a recuperare in tempi decisamente più brevi, ecco perché la scelta di un centro medico è più efficace rispetto al trattamento presso un singolo specialista.

Centro medico, perché l’anziano recupera più in fretta

Quando un anziano cade, la prima cosa che si fa è quella di portarlo a un pronto soccorso o, se non vi sono gli estremi, dal medico di base che effettuerà la visita ed eventualmente prescriverà ulteriori indagini. Si procede quindi con visita ortopedica, lastre, ecografie e così via, a seconda della parte interessata dal trauma.

Se vi sono lesioni si procede alla medicazione in caso di ferite, se vi sono fratture, strappi muscolari o slogature sarà il medico a fare le dovute valutazioni. In ogni caso, quello che molto spesso accade, è che l’anziano abbia un recupero, quando questo è possibile, molto lento.

Il problema è che ogni aspetto viene trattato singolarmente, non vi è, sovente, una buona comunicazione tra i diversi specialisti, e così il tempo di recupero si allunga. In un centro medico, invece, c’è la possibilità di trattare i diversi problemi insorti dopo la caduta contemporaneamente, o per lo meno con una costante comunicazione tra i diversi specialisti.

In questo modo il recupero, anche psicologico, può essere decisamente più rapido.

Riabilitazione fisica e psicologica

Molto spesso, una caduta importante, per un anziano significa anche un trauma psicologico. Soprattutto nella casistica, molto frequente, della rottura del femore, dove è necessario un intervento chirurgico di protesi e dove l’anziano rimane spesso allettato per diverso tempo.

In questo caso entrano in gioco anche una serie di fattori psicologici, come per esempio il fatto di non potersi muovere, magari l’utilizzo del panno, dover accettare una persona che lo lava e lo veste. Un supporto anche in tal senso è quindi auspicabile, in modo da consentire all’anziano un recupero più rapido.

Inoltre, in un centro medico, oltre alle terapie tradizionali e alla fisioterapia, è possibile affiancare a queste dei trattamenti quali l’osteopatia che possono aiutare l’anziano a recuperare molto più rapidamente. In buona sostanza è l’approccio al problema da diverse angolazioni che viene effettuato in un centro medico a favorire la ripresa più velocemente.

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osteopata-che-cosa-cura-e-quando-contattarlo

L’osteopata è un professionista che ha completato un percorso di studi di 6 anni in cui ha acquisito competenze di anatomia, fisiologia, patologia, biofisica, istologia, neurologia, biomeccanica, biochimica, embriologia, ecc., più tutte le altre materie specificamente inerenti all’osteopatia. Se poi si ha un precedente titolo sanitario allora la pratica di osteopata è anche abilitante.

Osteopata, cosa fa

L’osteopata pratica una terapia di tipo manuale e olistica, che guarda quindi alla totalità dell’individuo e non solamente al singolo disturbo. Non cura soltanto il sintomo, bensì ristabilisce l’armonia e riequilibra le eventuali tensioni che hanno cagionato il disturbo. Mediante alcune manovre, infatti, una volta individuate le aree di disfunzione, viene ristabilito il normale funzionamento dell’organismo.

Attraverso la stimolazione manuale attuata con le diverse manovre, viene indotta la capacità di autoguarigione, e quindi recupero, del corpo. Ma l’osteopatia non cura solamente disturbi che si sono già manifestati con sintomi più o meno dolorosi, bensì serve anche a prevenire l’insorgenza di disturbi.

Le manovre non sono dolorose e non devono essere confuse con normali massaggi. Ogni manovra ha una sua specificità e una sua applicazione determinata dal disturbo o dal problema.

Che cosa può curare l’osteopata

Mediante il contatto manuale l’osteopata può curare una serie di disturbi e disfunzioni dell’apparato muscolo-scheletrico e viscerale, nonché a carico dei diversi apparati.

  • Tra i disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico si possono trattare con l’osteopatia le lombalgie, dolori vertebrali, cervicalgie, dolori costali e intercostali, dolori da artrite, ernie discali, contratture, tendiniti, iperlordosi, scoliosi, problemi posturali.
  • Per quanto riguarda i disturbi di ambito otorinolaringoiatrico, con l’osteopatia si possono curare riniti, sinusiti, problemi di deglutizione, vertigini.
  • Tra i disturbi del sistema genitale e urinario si possono trattare i dolori mestruali, l’amenorrea, le sindromi da post parto.
  • Per quanto riguarda i problemi dell’apparato digestivo, sono trattabili l’acidità gastrica, colite, ernia iatale e stipsi.
  • Inoltre, l’osteopatia risulta utile anche nel trattamento dei disturbi del sonno, di irritabilità, asma, tunnel carpale, nevralgie, ma anche per problemi circolatori.

A che età si possono iniziare i trattamenti

L’osteopata può trattare a tutte le età, dalla nascita all’età geriatrica. Ovviamente la tipologia delle manovre sarà differente a seconda dell’età, per esempio le manovre pediatriche sono molto delicate, così come quelle per le donne in gravidanza.

Una visita dall’osteopata, comunque, consente di valutare l’entità del problema e a fare una previsione generica del trattamento, a seconda del problema e della sua importanza.

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